martedì 1 marzo 2011

Zumbo Gaetano Giulio. Anatomia e Ceroplastica.




Gaetano Giulio ZUMBO
(Siracusa, 1656- Parigi, 1701)
Gaetano Giulio ZUMBO
(Siracusa, 1656- Parigi, 1701)
Illustrazione in riquadro centrale:

SYSTEMA LIMPHATICUM ET SPLEN


Systema lympathicum. Venae epifasciales.


Preparato del corpo intero con raffigurazione di vene

superficiali e vasi linfatici.


Noto come Lo Spellato.


[Cera, Firenze, Museo della Specola. Sala XXVIII. Teca 740]


Il manoscritto afferente è così epigrafato:


"Statua che mostra i vasi linfatici, e sanguigni, superficiali;

veduta della parte anteriore"

















































SOMMARIO
ANATOMIA.
CEROPLASTICA.
Giovanni PITITTO (a cura di), La tradizione della ceroplastica anatomica nell'arte italiana. Il caso di Gaetano Giulio Zumbo.












Gaetano Giulio ZUMMO (detto Zumbo)
(Siracusa, 1656- Parigi, 1701)

Illustrazione in riquadro centrale:
SYSTEMA LIMPHATICUM ET SPLEN
Systema lympathicum. Venae epifasciales.
Preparato del corpo intero con raffigurazione di vene


superficiali e vasi linfatici.
Noto come Lo Spellato.
[Cera, Firenze, Museo della Specola. Sala XXVIII. Teca 740]
Il manoscritto afferente è così epigrafato:
"Statua che mostra i vasi linfatici, e sanguigni, superficiali;

veduta della parte anteriore"
Gaetano Giulio Zumbo
Scarsissime le fonti documentarie utili ad una adeguata

ricostruttiva biografica.
Opere sicuramente attribuitegli sono:
Il Trionfo del Tempo, cera, Firenze, Museo della Specola.

Contenente nell'ovale a sinistra l'autoritratto (?) dell'autore.
La Peste, cera, Firenze, Museo della Specola.


Entrambe le composizioni si suppone possano essere state eseguite durante il soggiorno a Napoli dell'artista ( 1687 - 1691). Tanto però si basa meramente su di una analisi stilistica delle 'ambientazioni scenografiche' delle opere stesse, definite di gusto napoletano o comunque attinenti all'ambiente. Tale giudizio può essere rafforzato dalla constatazione che la prima delle opere, Il Trionfo del Tempo, risente effettivamente degli stilemi popolari di cui al modello della grande scuola del Presepe partenopeo. Se la figura del Tempo, a sinistra, pur sovrastante una dimensione sotterranea dal carattere orrido, si inquadra in una generale ambientazione sicuramente popolare, a ciò contrasta e da tanto se ne discosta la ripetuta citazione di elementi classicheggianti e metafisici. La luce, violenta, che pervade nel fetido antro da una grande apertura sulla prospettiva di fondo; i ruderi classicheggianti nel paesaggio teso a fondale. Di quella impietosa raffigurazione della Commedia Umana. Di quello spietato Memento Mori. La tozza colonna sulla sinistra ancora. Il Libro, poi, chiuso e squinternato; i resti muffiti della muratura di struttura e sostegno rosi; la florida fanciulla dal turgido seno da poco deposta; il putto ancora integro in primo piano. Tutto è rovesciato, rispetto alla Luce. Tutto è antisimbolico: è la Lux stessa che si fa elemento del divenire e del corrodere.

Il Sepolcro (noto con varie titolazioni: La corruzione dei corpi; La Vanità della Gloria Umana, tutte d'impianto concettuale barocchi), cera, Firenze, Museo della Specola.
Il Morbo Gallico (noto anche come La Sifilide), cera, Firenze, Museo della Specola.
Di queste due composizioni si ha per certo che vennero terminate direttamente a Firenze, durante il periodo di attività al servizio del granduca Cosimo III (1691 - 1694). Ed in cui se ne ravvisa una maggiore accentuazione di impianto e particolari d'impronta rinascimentale. Tanto non lo si ritrova se non nel modellato, in Morbo Gallico; ove ricorre, anche qui come ne Il Trionfo del Tempo, una figura laterale sinistra che ha la funzione attiva: di contraltare - vivente - all'orrida disseminazione di corpi e membra riversi sul piano compositivo. Altre due figure a tutto tondo: ancora una maschile, il cui capo è scomparso ed un puttino piangente fanno da triplice punto di riferimento ad una congerie di corpi rosicchiati ed ossami vari.
Ne Il Sepolcro, invece, se pur continua la parete di fondo - in membranato litico del tipo ed ancora presepiale come nelle opere napoletane -, del tutto neoclassicheggiante, rinascimentale, è la grandiosa urna centrale, dal timpano spezzato di chiara impronta michelangiolesca. Così come del tutto michelangiolesca, per impianto compositivo, modellato, positura, è la mestissima figura sovrastante l'urna marmorea.
Un sarcofago poi del tutto classico, con il Trionfo effigiato in bassorilievo, fa pendant nel riquadro compositivo inferiore di sinistra. Un corpo maschile riverso, e corroso, è inquadrato fra due grosse maschere ghignanti site e posite ai lati del sarcofago.
Un'anfora imponente, sita nel riquadro compositivo inferiore di destra, allude certamente a recondite simboliche significanze. Indubbiamente richiama i canopi. Di cui solo l'attenta analisi stilistica e simbolica dei bassorilievi ne direbbe delle significanze escatologiche.
Il tutto, di questo Sepolcro, allude - o così almeno potrebbe sembrare - ad una sorta di raffigurazione dell'impressione emotiva che la Cappella dei Medici, in San Lorenzo, presumibilmente si fissò nella psiche dell'Artista.
E' una 'Cappella dei Medici' non visibile.
E' - presumeremmo - l'orrida raffigurazione di quel putrefatto contenuto che quella Cappella, celebrata michelangiolesca, ma pur sempre Sepolcro, ad aver si suppone pienamente incontrato la ben nota particolare sensibilità di Cosimo III.
E' del 1695 un viaggio di studio a Bologna, la cui avanzata posizione universitaria era molto attenta ai preparati anatomici in ceroplastica. Qui Zumbo potè inclinare le personali attitudini artistiche di livello ed il proprio gusto allo studio ed applicazione nell'ambito anatomico.
Nello stesso anno è registrata la sua presenza a Genova. Qui eseguì l'opera Anatomia della Testa. Nella stessa città operò in stretta collaborazione con Guillaume Desnoues, chirurgo francese, all'attuazione di vari preparati anatomici in ceroplastica a grandezza naturale. Tra questi, ma opere disperse, si rammemorano: Figura di partoriente, a grandezza naturale; Donna morta di parto, a grandezza ridotta; una Natività; una Deposizione.
Causa contrasti con Desnoues nel 1700 si trasferisce a Marsiglia. Ivi accertate opere, tra cui sicuramente una Testa. Da Marsiglia si stabilisce a Parigi, ma per poco. Esegue lavori in quella capitale per il re Luigi XIV.
Muore nella stessa Parigi, causa emorragia.
Negli effetti personali una stupenda Testa in cera. Se ne suppone possa essere quella ad oggi presso il Museum National d'Histoire Naturelle.
Seppellito nella chiesa di Saint-Sulpice, la tomba di tale interessantissimo artista, anche questa, come molte altre, risulta distrutta dalla furia del primo periodo rivoluzionario.














OPERE


Illustrazione 1: Il Trionfo del Tempo, cera, particolare del gruppo laterale dx, Firenze, Museo della Specola.


Illustrazione 2: Il Trionfo del Tempo, cera, particolare del gruppo centrale, Firenze, Museo della Specola


Illustrazione 3: Il Sepolcro (o La corruzione dei corpi), cera, particolare del corpo sul sarcofago laterale sx, Firenze, Museo della Specola.


Illustrazione 4: La Peste, cera, particolare del gruppo centrale, Firenze, Museo della Specola.

















Illustrazione 5: Preparato anatomico di una testa, cera. Firenze, Museo della Specola.


Ingrandimento: Il Trionfo del Tempo.

(Nell'ovale a sx: autoritratto (?) di Zumbo)



Ill. 3: La corruzione dei corpi, cera, particolare, Firenze, Museo della Specola.

Ill. 4: La peste, cera, particolare, Firenze, Museo della Specola.













Ill. 5: Il Trionfo del Tempo, cera, particolare n.2, Firenze, Museo della Specola.























































 

































Ceroplasti anatomici












ZUMBO





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